Breve storia della fiducia

Perché siamo arrivati oggi, dal primo decennio del ventunesimo secolo, a parlare di blockchain?


È fondamentale riconoscere che l’avvento della tecnologia blockchain sta portando ad un cambio di paradigma. Questa innovazione a tutti gli effetti tocca diversi aspetti e ambiti della nostra vita, in quanto non è l’efficientamento di un singolo processo, ma si tratta della risoluzione di un problema che per 10000 anni non era mai stato risolto: quello della fiducia. Come è nato? Proverò a raccontartelo.

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La storia


Nel Mesolitico (tra i 20,000 e 10,000 anni a.C) le comunità cominciarono a passare dal nomadismo con caccia, pesca e raccolta, alla sedentarietà con l’agricoltura. Nei millenni successivi, nel Neolitico, iniziarono a formarsi comunità stabili dedite ad agricoltura e allevamento. In quella fase, in cui anche l’artigianato (per quanto rozzo) andava raffinandosi, la ricchezza era una ricchezza comunitaria: gli scambi erano basati sull’economia del dono, in quanto la produzione di ogni individuo era sufficiente per sé, per la famiglia e per la comunità. Si donava per evitare gli sprechi e senza aspettarsi nulla in cambio, e per questo motivo non c’era il problema di stabilire un valore da assegnare agli oggetti ceduti o scambiati.

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Ma quando all’interno di una comunità la popolazione cresceva e le risorse scarseggiavano, nel contesto di una minore produzione o della maggiore densità di popolazione il dono non sarebbe più diventato una cosa scontata. Si passava ad una riduzione dell’atto del donare.

Contemporaneamente, ad ogni produttore o possessore di un bene si proponevano alcuni dilemmi: “Lo cedo oggi non sapendo se anche domani lo potrò produrre? E a chi lo cedo? A qualcuno che non conosco o a qualcuno di cui mi fido e che in futuro potrebbe restituirmi il favore? Ma se invece lo accumulo, come posso difendermi dal mio vicino che ha fame, dato che potrebbe attaccarmi per prenderselo?”


Dopo qualche millennio, intorno all’8000 a.C., le popolazioni divennero sempre più stabili e, con l’aumentare delle dimensioni degli insediamenti, la specializzazione nei mestieri divenne inevitabile. Di conseguenza i singoli individui non producevano più tutto e si doveva cominciare ad attribuire un valore ai beni e ai servizi, in quanto era necessario che anche il costruttore potesse sfamarsi, che la guardia potesse avere un riparo e che l’allevatore mangiasse frutta e verdura. Si passò ad una nuova forma di economia chiamata baratto.


Questo sistema primitivo diede grandi vantaggi allo sviluppo degli insediamenti, ma aveva delle limitazioni non indifferenti.

Anzitutto la necessità di ideare dei rapporti di scambio: chi aveva solo una cesta di frutta non poteva scambiarla con un bue intero, per una questione di valore intrinseco. Ma anche ammesso di concordare a livello comunitario che un bue valesse quanto 40 ceste di cavoli, chi riceveva la verdura si ritrovava un bene deperibile che in poco tempo avrebbe perso il suo valore. Si poteva pensare di scambiare quantità minori, ma non sempre il frazionamento era fattibile: un bue macellato non aveva di certo lo stesso valore di un bue vivo. E anche in questo caso le singole parti andavano a male se non consumate in poco tempo.

Allora gli scambi di beni (o servizi) per loro natura diversi non avevano delle basi universali per effettuare confronti. A questo punto si valutò necessario trovare un mezzo di scambio

frazionabile, accettato comunemente, che non deperisse in tempi brevi e possibilmente stoccabile. (*)

Questo ruolo fu ricoperto dal grano, in quanto aveva le caratteristiche richieste. Ma per scambi di valore maggiore, come per ottenere un cavallo o un toro, lo scambio di sacchi e sacchi di grano sarebbe stato molto scomodo. Per questo si scelse un altro bene, con caratteristiche avvicinabili, come riserva di valore: la pecora. Infatti una pecora da viva non deperisce facilmente, con la sua produzione di latte e lana compensa i consumi, ed era accettata ovunque. Aveva però l’inconveniente di poter morire e in caso di furto comportava la perdita di un grande valore che occupava poco spazio.

In virtù di queste convenzioni sociali era possibile pagare con grano e pecore anche chi non generava prodotti ma forniva servizi.

(*) Per un approfondimento sulle proprietà e caratteristiche della moneta, passate ed attuali, ci sarà una lezione specifica all'interno di questo modulo

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Con l’intensificarsi delle relazioni commerciali tra popolazioni vicine, si dovettero risolvere problemi che all’interno delle singole comunità non si presentavano, o lo facevano ma in misura poco rilevante: la difficoltà dello spostamento di valori sempre maggiori e il fatto che il villaggio vicino non accettasse la “moneta” di scambio che gli veniva proposta, o che ne avesse adottata un’altra (magari l’orzo anziché il grano, per esempio).

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Con il passare dei secoli ed il contemporaneo sviluppo della metallurgia, si arrivò ad adottare l’oro come mezzo di scambio universale. Affinché fosse un mezzo frazionabile ed avesse facilità d’uso, la forma più comune in cui venne lavorato fu quella discoidale: ecco le prime monete.

Eppure i problemi non terminarono con quell’idea, infatti ogni comunità batteva la propria moneta dandone peso e dimensioni proprie. Come si poteva quindi determinare quale moneta avesse un valore maggiore tra quelle di due comunità diverse? Fu così che ogni regno cominciò ad imprimere la propria effigie sulle monete, e come conseguenza i mercanti internazionali crearono ed utilizzarono delle tabelle con indicati i vari rapporti di cambio.


All’epoca il valore della singola moneta era ancora associato al valore del materiale che la costituiva, il quale non veniva pesato e misurato (o non poteva essere fatto) ad ogni transazione. Per questo, si diffuse la pratica di parecchi delinquenti di limarne i bordi in modo da sottrarne polvere d’oro ed arricchirsi a spese del sistema. Tale azione fu ostacolata dalle regole imposte sul conio, le quali prevedevano di creare un cerchietto sulla circonferenza esterna della moneta, la cui mancanza avrebbe evidenziato la contraffazione.

In questa fase, chi utilizzava la moneta d’oro si fidava del fatto che il valore intrinseco corrispondesse al valore coniato (dichiarato sulla moneta stessa). Era una convenzione accettata, in quanto chi coniava era il signore del regno.

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Il problema di introdurre tagli più piccoli per creare monete di scambio adatte ai commerci di piccolo valore fu risolto adottando un materiale non nobile, ovvero diverso dall’oro e dall’argento, cioè il rame. Grazie al rame si potevano coniare monete con valori nominali superiori a quello del materiale stesso, ed in questo i Romani furono molto evoluti.

Dall’adozione di questo sistema entrò nell’economia un nuovo concetto, quello di signoraggio, che è per l’appunto la differenza tra il valore coniato ed il valore intrinseco della moneta.

Il fatto che valore intrinseco e valore non nominale non coincidevano più permetteva ai sovrani di generare ricchezza localmente e nel breve periodo. Infatti all’interno della comunità le monete di rame venivano accettate in quanto emesse dal regno per pagare i servizi dei cittadini, ma non sarebbero state accettate nei regni vicini, perché costituite da materiale non nobile.

Il signoraggio poteva essere applicato anche alla coniatura di monete non più in oro puro, ma in lega metallica; tuttavia i mercanti ed i regni vicini potevano comunque essere in grado di risalire alla quantità di oro realmente presente nella moneta, e quindi richiedere un quantitativo di moneta maggiore. Di fatto, questi sono gli albori del concetto di inflazione.


Facendo un balzo in avanti nel medioevo, arrivammo al concetto di Gold Standard, ovvero il meccanismo secondo cui una moneta potesse essere coniata solamente dal momento in cui le casse di quella specifica nazione possedevano e custodivano l’equivalente quantità in oro. L’idea era buona per limitare l’inflazione, ma l’emissione di moneta fuori dallo standard ed il signoraggio monetario non potevano essere di fatto realmente impediti. Ci si affidava ad un sistema che, in quanto costituito da persone, era per definizione corruttibile e mosso da interessi personali ancor più che da interessi comunitari.


Le banconote furono create in Cina e videro gli Stati dell’attuale Europa grazie agli spostamenti dei mercanti. Cambiò il materiale, ma non cambiò il concetto: il materiale che le costituiva non aveva un valore pari a quello dichiarato, eppure veniva riconosciuto tale in quanto emesse dallo Stato nelle cui riserve ci si aspettava di trovare quella determinata quantità d’oro.





I settori


Ora facciamo un salto settoriale, più che temporale, e vediamo in quali altri ambiti l’uomo ha “risolto” il problema della fiducia grazie all’ausilio di una terza parte.

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Se parliamo di ambito giuridico, sappiamo che qualora avessimo bisogno di un notaio per la compravendita di un edificio delegheremmo a lui l’attività di verificare che il nostro acquirente o venditore non ci stia truffando.

E quando vendiamo o compriamo un’auto di seconda mano tra privati? Allo stesso modo è necessario che la transazione venga eseguita con il benestare dell’ACI, il quale la registra nel Pubblico Registro Auto, aggiornando i dati relativi alle proprietà.

Mentre nel settore fiscale il commercialista prende in mano la nostra situazione economica ed elabora i dati da comunicare all’Agenzia delle Entrate.

In tutti questi casi è un’istituzione creata dall’uomo che fa da intermediario e garante affinché un essere umano possa effettuare una transazione con un altro essere umano a lui sconosciuto, o nel quale è lecito non riporre una totale fiducia.

Sembra superfluo dirlo, però è necessario ricordarlo: l’intermediario fiduciario ha dei tempi e dei costi in termini economici e di risorse per portare a compimento il suo lavoro. Questi costi e le possibili inefficienze temporali vengono pagati ed assorbiti dai contraenti, siano esse le migliaia di euro con cui pagare il notaio, le centinaia per il passaggio di proprietà di un’auto o i 50 centesimi per il bonifico online.




Conclusione?


Torniamo a noi, al motivo di questa pagina. A cosa è servito tutto questo excursus storico?

Il messaggio chiave è questo: da quando si era trovato un sistema di pagamento tramite intermediario fiduciario e una volta trovato il sostituto al problema della fiducia, storicamente l’uomo non si è più posto alla ricerca della soluzione reale. Il concetto di “istituzione come garante” è stato sempre preso come valido e difficile (se non impossibile) da scardinare.

Non è forse questo un fallimento per la civiltà umana? È veramente necessario ingaggiare una terza parte fiduciaria per garantire una transazione tra due o più persone?

Secondo Satoshi Nakamoto (**), l’ideatore di Bitcoin, no: la blockchain è lo strumento perfetto per superare il concetto di fiducia.

(**) ricordiamo che l’identità di Satoshi Nakamoto non è conosciuta: poteva trattarsi di una singola persona, così come di un gruppo di persone.


[prosegue nella prossima lezione “L’avvento di Bitcoin”]